Articoli tratti da Ballet2000

Addio a Zizi Jeanmaire

BALLET2000 torna a ricordare un'artista che è apparsa molto sulle sue pagine, Zizi Jeanmaire, morta il 17 luglio 2020 a Tolochenaz (in Svizzera, presso Losanna), dove viveva ritirata da tempo. Aveva 96 anni.

Si può dire di lei che è stata una delle danzatrici più celebri al mondo nella sua epoca, e non soltanto nel mondo del balletto e della danza d’arte, ma anche per il pubblico più vasto. Formata come danzatrice classica all’Opéra di Parigi, aveva poi percorso infatti altre strade: musa e interprete “assoluta” e incomparabile del coreografo Roland Petit, suo marito, aveva imposto una sua immagine personale anche nel varietà, nel cinema, alla televisione; un’immagine che era diventata per tutti un’icona della donna francese.
I più fedeli lettori di questa rivista ricorderanno la serie “Mes Rencontres” di Irène Lidova, animatrice e critico di balletto d’importanza storica (tra l’altro, fu proprio lei a “lanciare” Zizi Jeanmaire e Roland Petit nell’immediato dopoguerra). A Zizi dedicò uno dei suoi “Incontri”, su BALLET2000 dell’ottobre 1996. Lo riproduciamo qui integralmente, con una foto di Serge Lido, com’era usuale nella rubrica.
A.A.


Ho incontrato per la prima volta Zizi (che allora si chiamava ancora col suo vero nome, Renée) all’Opéra di Parigi, durante la guerra. Faceva parte di un “clan” di giovani speranze del balletto, sotto la guida di Serge Lifar. Avevano tutti meno di vent’anni ed appartenevano all’anonima categoria delle “quadrilles” del corpo di ballo; Lifar cercava di promuoverli, ma era ostacolato dalla spietata gerarchia che regnava allora all’Opéra. Così questi suoi protetti, come Renée Jeanmaire, Colette Marchand o Roland Petit, non erano ancora notati dal pubblico; eppure, tra gli addetti ai lavori, i loro nomi cominciavano a circolare, perché qualcuno li aveva visti magari nelle classi dei grandi maestri russi che all’epoca insegnavano a Parigi.

Io vedevo Zizi Jeanmaire, appunto, nella scuola di Boris Kniaseff o in quella di Alexandre Volinine (che fu partner di Anna Pavlova). All’Opéra, Zizi trepidava d’impazienza, perché si sentiva all’altezza di ruoli principali, ma sapeva di avere davanti a sé lunghi anni di attesa ...
Con un’autorizzazione speciale della direzione, il suo compagno di scuola Roland Petit ebbe l’idea di presentare con la giovane Janine Charrat delle serate di danza a due, che ebbero un successo entusiastico. Così Zizi decise di seguire l’esempio: insieme a un giovane brillante danzatore, Roger Fenonjois, e con l’aiuto dei suoi maestri Kniaseff e Volinine, preparò dei concerti di danza con orchestra alla Salle Pleyel e poi, nel 1944, al Théatre des Champs-Elysèes. Il repertorio era adatto alla sua personalità gioiosa, vivace e piccante nei brani da Coppélia, nell’Uccello blu e soprattutto in Arlequinade. Grazie a questi spettacoli il suo nome cominciò a essere noto nell’ambiente del balletto parigino.
Dopo la Liberazione, lasciò l’Opéra, insieme a diversi colleghi, per lanciarsi nel nuovo e nell’ignoto. Fu allora che io stessa potei riunire tutta una pleiade di giovani talenti, cresciuti negli anni della guerra, e organizzare i miei “Venerdì della danza” al Teatro Sarah Bernhardt. Zizi e Jean Babilée erano i miei punti di forza. Per la prima della stagione, nel dicembre del ’44, lei danzò il grande adagio della Bella addormentata, con Roland Petit come partner; era affascinante nel tutù rosa, coi riccioli (che aveva copiosi all’epoca) ornati di fiori. Ricordo che faceva un gran freddo, perché il teatro non era ancora riscaldato; lei tremava, ed entrò in scena quasi spinta da Serge Lido, appostato tra le quinte con la sua macchina fotografica.
Dopo quella stagione memorabile nacquero, nell’ottobre 1945, i famosi “Ballets des Champs-Elysées”. Roland Petit ne era il coreografo esclusivo, attorniato da tutta una giovane generazione di ballerini. Tuttavia, la Jeanmaire preferì seguire a Monte-Carlo il suo maître Serge Lifar, il quale, dopo la partenza forzata dall’Opéra per questioni politiche, stava formando là una nuova compagnia. Zizi, in coppia con Vladimir Skouratoff, ebbe per la prima volta un ruolo importante creato per lei, in Aubade su musica di Poulenc, in cui Lifar la immaginò come una Diana da operetta, seducente cd implacabile. Ma la compagnia fu presto sciolta, e Lifar tornò all ‘Opéra di Parigi.
Dopo un anno coi Ballets Russes del Colonel de Basil, dove l’aveva portata Boris Kniaseff, entrò nel 1948 a far parte della nuova compagnia di Roland Petit, i “Ballets de Paris”. E lì accadde la grande svolta della sua carriera: tagliò i capelli come la conosciamo da allora, e fu Carmen a Londra nel 1949. Tutto il mondo ne fu conquistato. Andò a New York, a Hollywood, divenne la musa e poi la moglie di Roland Petit.
Negli anni Cinquanta, durante una “rottura” passeggera col suo coreografo, veniva a trovarmi più spesso del solito; si sentiva sperduta, indecisa sul suo avvenire, ma sempre innamorata della danza classica: «Un giorno danzerò Giselle» mi disse allora. Ma poco dopo, eccola “vedette” al Casino de Paris, creatrice del famoso Mon truc en plume, cantante popolare e stella del music hall.
Eppure, non ha mai rinunciato alla “sbarra” quotidiana e le sue gambe leggendarie ed il sorriso abbagliante hanno incantato il pubblico per decenni.
Irène Lidova

BALLETTOOGGI n° 103, ottobre1996