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John Neumeier e la grande musica

Tra i maggiori artisti di oggi, il coreografo John Neumeier col suo Balletto di Amburgo è stato, nel fatidico 2020, uno dei più attivi come creatore ma anche nel mantener vivi lo spirito e il lavoro propri e dei suoi 60 danzatori. Dopo lunghe e complesse prove ha presentato la sua creazione su musica di Schubert, continuando così a concentrarsi sul rapporto tra coreografia e “grande musica”

di Roger Salas


(nella foto, il Balletto di Amburgo in "Beethoven Project" di John Neumeier)

Continuando sulla via dell’estetica, all’inventiva e al gusto che gli sono propri, il coreografo John Neumeier (81 anni) ha creato recentemente, nonostante tutte le difficoltà, due spettacoli fascinosi e forti, sul terreno ideale dell’uso coreografico della musica di grandi compositori, che sia sinfonica, vocale, da camera o pianistica. Mahler e Beethoven, come oggi Schubert, sono per lui fari sicuri e luminosi, vere guide ritmiche e poetiche. E anche in teatri a presenza ridotta, o in video a distanza, il coreografo continua a proporre la danza come una salvezza, come un balsamo spirituale ben al di là del mero intrattenimento.
Quando Neumeier presentò con solennità, nel Cortile del Palazzo dei Papi ad Avignone, la sua creazione coreografica sul Magnificat di Johann Sebastian Bach, nel festival avignonese del 1987 (col Balletto dell’Opéra di Parigi, interpreti principali Sylvie Guillem, Elisabeth Platel, Marie-Claude Pietragalla, Elisabeth Maurin, Kader Belarbi, Charles Jude, Manuel Legris), ci mostrò in maniera già ben definita un decalogo del suo atteggiamento futuro di fronte all’arte musicale somma. Un atteggiamento che sarebbe diventato molto influente e che al tempo stesso era la cristallizzazione del proprio stile coreografico, in cui la potenza della musica marca la dimensione estetica “grandiosa” e formale delle sue produzioni
Non c’era narrazione, nel suo Magnificat, ma un ambiente spiritualmente elevato e sorprendente nella sua ritualità che era una sorta di moderno misticismo. Gli interpreti avevano avuto da Neumeier indicazioni molto sottili quanto ai rispettivi “caratteri”, e tutto si mantenne intatto due anni dopo, quando il lavoro fu ripreso dal Balletto di Amburgo in una vibrante e indimenticabile rappresentazione nella cattedrale amburghese di St. Michaelis.
Sono passati più di trent’anni, ma qualcosa di riconoscibile nella sua ispirazione e nella sua dimensione permane nelle due ultime creazioni di John Neumeier: Beethoven Project II (già esiste anche in DVD e Blu-ray) e Ghost Light (première nell’ottobre scorso – v. recensione in queste pagine – poi diffuso nel mondo in diretta streaming e ancora visibile gratuitamente sulla piattaforma Hamburg Ballet).
Il titolo (“luce fantasma”) viene da una tradizione teatrale americana che consiste nel porre al centro del palcoscenico vuoto, alla fine di una prova o di uno spettacolo, una semplice lampadina accesa su un’asta di metallo; il che significa che nessuno deve stare sulla scena o attraversarla; la lampada resta accesa tutta notte, fino a quando il palcoscenico riprende vita il giorno dopo. È un rito che ha una funzione di sicurezza ma è anche un simbolo molto rispettato in America e in molti teatri anche in Europa.
In questo suo Ghost Light, Neumeier utilizza e coinvolge letteralmente e con grande forza simbolica i 60 danzatori della compagnia di Amburgo, usando solo brani pianistici di Franz Schubert eseguiti da David Fray al pianoforte posto a un lato della scena. Per rispettare il distanziamento imposto, il coreografo ha creato sezioni autonome e separate per piccoli gruppi da due a otto danzatori, come materiali di lavoro da combinare nel risultato finale. La musica è il legame continuo che allaccia le diverse sequenze; non ci sono intervalli.
Secondo lo stesso Neumeier «Ghost Light è un lavoro unitario ma che sto sviluppando in frammenti; come le linee strumentali separate in una sinfonia (o come un pranzo giapponese tradizionale), o una sequenza di miniature accuratamente composte e regolate. Ritrovarci in seguito per creare l’opera completa, dipenderà dal momento in cui sarà permesso avvicinarci e toccarci di nuovo».
Tornando alla storia, il Magnificat di cui abbiamo parlato più sopra era il terzo lavoro che Neumeier legava al repertorio dell’Opéra di Parigi, dopo Vaslav (1980 e Songe d’une nuit d’été (1982). Poi arriveranno Schiaccianoci (1993 e la creazione di Sylvia (1997), fino a due balletti monumentali e impegnati in linea, in un certo senso, con il Bach precedente: la Troisième Symphonie de Gustav Mahler (2009) e Le chant de la terre (2015, pure Mahler).
Queste entrate all’Opéra di Parigi hanno posto il coreografo americano in una posizione unica di influenza in àmbito europeo più ampio, oltre a quella che già possedeva in Germania
Già altre volte ho osservato che nei contenuti di pensiero, per così dire filosofici, dell’opera di Neumeier si staglia fortemente la sua radice umanistica, e una manifesta spiritualità non in forma strettamente religiosa ma laica e moderna, capace di toccare la sensibilità di spettatori di idee e visioni del mondo anche molto diverse tra loro. In fondo, si tratta di un artista che guarda all’uomo universale, stupito ma partecipe della complessa realtà contemporanea.
Non sono semplicemente assoli, passi a due, a tre o gruppi, ma tentativi di risveglio delle coscienze attraverso la plastica di un linguaggio chiaro e pieno di lirismo espressivo. Il “canone” di base resta la danza classica, ma che si apre costantemente a modi attuali, senza stridenze né improvvisazioni, il che si manifesta  anche nei costumi e nella scenografia, spesso concepiti e disegnati dal coreografo stesso.
John Neumeier resta molto americano nelle sue origini e nel suo carattere, ma anche molto europeo ora che è artista maturo e che ha messo radici nella cultura musicale e coreografica del vecchio continente, con naturalezza e convinzione. Non a caso è diventato un collezionista appassionato di documenti e oggetti del patrimonio del balletto, focalizzandosi sulla figura di Nijinsky e sui Ballets Russes di Diaghilev.
Da Milwaukee ad Amburgo
; John Neumeier è nato a Milwaukee (Wisconsin, USA) nel 1939. Studiò danza nella sua città, all’inizio con Sheila Reilly (che gli ha trasmesso l’amore per la correttezza nell’esecuzione); e da lì passò a Chicago e scoprì le forme moderne nella scuola di Bentley Stone e Walter Camryn; in questa tappa fu molto importante per la sua apertura intellettuale il lavoro con Sybil Shearer. Poi fu a Copenhagen con la grande maestra Vera Volkova e alla scuola del Royal Ballet di Londra.
Nel 1963 fu ingaggiato da John Cranko nel Balletto di Stoccarda, dove creò le sue prime coreografie.
A 30 anni d’età divenne direttore del Balletto di Francoforte, dove mise in scena sue versioni dei classici secondo un’ottica innovativa, scavando nell’interiorità di Giselle e del Lago dei cigni, ma abbordando anche drammi della letteratura come La dama delle camelie (1978, oggi nel repertorio anche dell’Opéra di Parigi e della Scala di Milano) o Morte a Venezia basato sul racconto di Thomas Mann.
La dominante musicale è stata comunque sempre più evidente, da Bach e Mozart a Beethoven e Chopin e Mahler fino ai più importanti compositori contemporanei.
Questa è l’ “equazione” sulla quale poggia lo stile e tutta la geometria teatrale e coreografica di John Neumeier. Con il suo arrivo alla direzione del Balletto di Amburgo nel 1973 aumentano le possibilità materiali e le opportunità di approfondire i suoi impegnativi interessi musicali. Mahler si impone subito quasi gerarchicamente, con un enorme progetto sul quale il coreografo lavora ancor oggi.
Da notare che Neumeier rende omaggio alla musica che utilizza al punto da rispettare il titolo stesso dell’opera musicale che spesso diventa il titolo del balletto, diversamente da come faceva il pioniere del “balletto sinfonico”, Léonide Massine. Ma siamo in un’altra epoca e di fronte a un nuovo sinfonismo coreografico, che si distanzia chiaramente dal suo predecessore.
Più attuale è l’altro progetto musicale di Neumeier, quello su Beethoven. La tappa più recente è Beethoven Project II. Non era questa la tappa prevista dopo il successo del primo Project nel 2018; l’idea ambiziosa era infatti di continuare con un Beethoven 9, ma l’apparizione della pandemia e delle sue regole lo ha reso impossibile, anche perché la Nona Sinfonia prevede orchestra, coro e solisti di canto, che avrebbero dovuto essere presenti in scena insieme ai danzatori.
Beethoven Project II si struttura su una scelta musicale in cui si combinano brani pianistici e altri da camera del grande compositore di Bonn, suggeriti dal contesto dell’enigmatico “Testamento di Heiligenstadt”, oltre a un estratto dall’oratorio Cristo sul Monte degli Ulivi e all’intera Settima Sinfonia.
Qui Neumeier si è concentrato sulla coreografia e ha commissionato le scene a Heinrich Tröger e i costumi a Albert Kriemler, per un balletto in due atti con intervallo che mantiene tuttavia, nella struttura, un carattere “sinfonico”. Il sinfonismo in danza permette un ampliamento della forma, diremmo libero ed evolutivo, non soggetto al peso di un argomento narrativo o di uno stile troppo preciso.  
Se poi ci è permesso un piccolo volo storico, ricorderemo il coreografo francese André Jean-Jacques Deshayes (1777-1846), figura che ebbe fama alla sua epoca, e creò al King’s Theatre di Londra nel 1829 un balletto sulla Sesta Sinfonia di Beethoven che è forse la prima realizzazione storica del balletto sinfonico, un secolo prima dei tentativi di Alexander Gorsky con una sinfonia di Glazunov a Mosca, di Mikhail Fokine a Pietrogrado con una partitura di Anton Arensky, fino a Léonide Massine con diverse sinfonie intere.
John Neumeier è con certezza il più nobile continuatore contemporaneo di quella linea storica tanto speciale e autonoma.
Concludiamo con parole di George Balanchine che certamente Neumeier approva: « La musica è sempre al primo posto. Non posso muovermi, né posso voler muovermi, se non ascolto prima la musica. Non potrei muovermi senza una ragione, e quella ragione è la musica.»


R.S.


Il video di “Ghost Light” di John Neumeier per il Balletto di Amburgo è stato prodotto in DVD. Un pianista famoso, David Fray, esegue la musica di Schubert. Questa co-produzione dello Hamburg Ballet con SWR, EuroArts e Arte è stata registrata allo Festspielhaus di Baden-Baden nell’ottobre 2020. Si può acquistare sul negozio online dello Hamburg Ballet (hamburgballet-shop.de)