Interventi - idee on-line

In questa sezione, opinioni e commenti dei nostri critici o di ospiti, che non troverete nella rivista.


Il Sadler's Wells di Londra a distanza ravvicinata

Di Elisa Guzzo Vaccarino -  La programmazione del Sadler’s Wells Theatre londinese è esemplare per una ragione semplice e chiara, ma rara: alta qualità e appeal per il pubblico. Unire le due cose non è affatto semplice. Specie guardando alle proposte “contemporanee”. Di solito nei cartelloni o prevale la logica del main stream o prevale quella di nicchia.

In questa fase, a teatri chiusi, sul sito https://www.sadlerswells.com/whats-on/2021/sadlers-wells-and-bbc-arts-present-dancing-nation/ l’evidenza di questa “linea londinese” sapientemente bilanciata si impone da sé.

Online si possono vedere 12 film scelti dal portfolio delle serie Dancing Nation armata d’intesa con il canale tv BBC ARTS, ma non anti-popolare o elitista.

Cosa riserva il menu, assai variato? Intanto un pezzo d’esordio che già mostrava il talento ironico e colto del primo Matthew Bourne, Spitfire, tutto maschile, creato come pubblicità di biancheria per uomo.

Poi il Birmingham Royal Ballet, ora diretto dal cubano Carlos Acosta, che si offre in Lazuli Sky di Will Tuckett, creato nel lockdown del 2020 e presentato live per alcune recite a un pubblico distanziato; il riferimento del titolo è a un cielo libero, azzurro, color lapislazzullo, la tinta più preziosa della grande pittura rinascimentale. Duetti e vortici si snodano in una dimensione di sogno.

Il Northern Ballet si presenta con States of Mind di Kenneth Tindall (coreografia e regia filmica), di gusto forsythiano, che vuol essere una risposta-diario al tempo sospeso che il mondo sta vivendo.

La compagnia Rambert, sotto la guida di Benoit Swan Pouffer, è in rete con il notturno Rouge della francese Marion Motin, che deve la sua notorità anche al lavoro pop per i Queen e Dua Lipa.

La diva del Royal Ballet Natalia Osipova, in tuta grigia, con i capelli corti e a piedi nudi, danza per la prima volta con Akram Khan in Mud of Sorrow: Touch, (chi si ricorda più adesso del piacere del contatto?) mixando balletto e kathak; una nuova puntata sul fronte multi-culturale, con canto e parola poetica, dopo l’esperienza con Sylvie Guillem in Sacred Monsters.

CanDoCo Dance Company è nella lista con Face In di Yasmeen Godder, che non fa sconti né ai disabili né ai non disabili del gruppo. Il suo tocco duro, quasi feroce, è ben riconoscibile e molto efficace.

Un panorama di proposte sfaccettato e attrattivo, così come si è visto negli anni di ricche programmazioni di danze dal vivo nella sede londinese. Ci sono poi brani che scommettono su nuovi coreo-danzatori, come Sphera di Júlia Robert e Rudi Cole su un disco bianco; il duo è protagonista pure di Orbis-Humanhood, sulla relazione terra-luna, danzato su un disco nero.

BLKDOG di Botis Seva, una commissione per il 20° anniversario del teatro (2018, spettacolo premiato con un Olivier Award), sposa hip hop e questioni di gender e celebra il bambino che è racchiuso in ogni artista.

Hip Hop anche con la compagnia Boy Blue in Whyte sui temi oggi molto caldi dell’identità, e ancora per Breakin’ Convention, ambientato in una vetrina, per Window Shopping, con costumi originalissimi black and white.

La multietnicità di marca United Kingdom è d’obbligo.

Per scoprire i meriti dell’irlandese Oona Doherty, Leone d’Argento della Biennale Danza di Venezia 2021, la prima edizione diretta da Wayne McGregor, ecco Hope Hunt and the Ascension into Lazarus, indeato con l’intento di smantellare gli stereotipi della maschilità trovando la bellezza dietro la superficie e indagando nell’ego dei giovani marginali.

E infine c’è il Digital Stage, per workshop e per film, a pagamento, come Dancing at Dusk, il Sacre du Printemps di Pina Bausch rimontato in Africa, di cui Sadler’s Wells è coproduttore.
L’equilibrio tra generi e tipologie è garantito.  Il ventaglio di danze è completo, aggiornato, altamente professionale, per ogni gusto. Il panorama britannico è tutto presente. Al di là di piattaforme-vetrina periodiche, è il cartellone accuratamente scelto anno dopo anno che conta. La “casa della danza” londinese accoglie inoltre coreografi residenti di spicco, offrendo una sponda di rango agli artisti conclamati o promettenti.

Dal 2004 il Sadler’s Wells è diretto da Alistair Spalding, anche Chief Manager.

Al sito https://www.sadlerswells.com/about-us/people/senior-management-team/ si trova questa informazione:

Under his tenure, Sadler’s Wells has become a world-leading dance house that offers an ambitious programme of dance in all its forms and presents first-class UK and international artists and companies. The theatre welcomes audiences of over 500,000 in London and attracts touring audiences of over 130,000 each year.

Dal 2005 il Sadler’s Wells ha coprodotto lavori di Russell Maliphant (Push con Sylvie Guillem https://www.youtube.com/watch?v=ISurEcAdIpg ), Crystal Pite (Betroffenheit https://www.youtube.com/watch?v=Xfs-SEx1nCU ), Sidi Larbi Cherkaoui (Sutra https://www.youtube.com/watch?v=I_cMBDeIGAE e M¡longa https://www.youtube.com/watch?v=iwYTctTOi20 ), Carlos Acosta (serata Evolution https://www.youtube.com/watch?v=8lqk0KQGGuo ), William Forsythe (A quiet Evening of Dance https://www.youtube.com/watch?v=R2HzM9t1y1I ), DV8 (Enter Achilles https://www.youtube.com/watch?v=UAUmimFtFzQ ), Akram Khan e Israel Galván (Torobaka https://www.youtube.com/watch?v=tK_wbNvtfXE ), Nilda Guerra con Habana Rakatán (Vamos Cuba https://www.sadlerswells.com/whats-on/2017/vamos-cuba/   .
E dunque essere, al modo inglese, “marketing oriented”, rivolgersi quindi al pubblico più ampio possibile, evidentemente, se rifugge dagli intellettualismi, non limita il campo delle proposte a quelle più easy. Alto e basso, colto e popolare possono incontrarsi.