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21/07/2020
TV e web in ballo


TV e web in ballo

 

Di Elisa Guzzo Vaccarino

 

Mai come in tempo di confinamento e poi di semi-libertà virali, è apparsa chiara la divaricazione tra ciò che sta a cuore agli artisti, ciò che interessa al pubblico, ciò che viene proposto nel web e in tv dai fornitori/selezionatori di contenuti, e ciò che viene commentato da esperti e fans sui differenti canali della comunicazione, dalla carta a ogni altro mezzo.
La danza, sulla spinta del desiderio urgente degli artisti di mantenere visibilità, ha occupato ogni interstizio possibile dei grandi spazi online e televisivi, proponendosi a un pubblico potenzialmente molto più ampio di quello degli spettacoli dal vivo. Dalle loro case gli spettatori hanno occupato parte del loro tempo sospeso guardando gli artisti in spettacoli ripresi pre-virus e in video auto-prodotti ora sui social media, tra un post più o meno amicale e l’altro.

L’offerta è stata grandissima, relativamente in calo adesso, quando soprattutto all’aperto lo spettacolo non più virtuale riprende vita.

Quanto all’ondata di danza  web, è stato molto evidente che restano nel mondo virtuale, come nella vita reale, le differenti tipologie di pubblico destinatario.

Si è scoperto, durante il lockdown, che molti teatri detengono nei loro archivi registrazioni di ottima qualità, perfette per la televisione (Rai 5, Rai Cultura, e pure RayPlay internet) e per recuperare titoli magari mancati al debutto dal vivo, ad esempio la Carmen “contemporaneizzata” di Jiří Bubeníček, uno dei due famosi gemelli dell’Hamburg Ballett di John Neumeier.

Non solo il Teatro alla Scala con titoli attuali di grande repertorio e con un gioiello come La strada in b/n con Carla Fracci, ma anche il Teatro Massimo di Palermo con le sue produzioni recenti e il San Carlo di Napoli soprattutto con i Carmina Burana di Shen Wei, autore totale raffinatissimo, hanno alimentato la cultura di danza. La compagnia napoletana appare in crescita, anche nei classici proposti sulla propria Web tv.

Di balletti ne sono stati visti anche dall’Opera di Roma, ma lo streaming dell’operazione definita di “teatro digitale” è purtroppo risultato faticoso, poco leggibile nelle riprese da lontano.

ARTE-tv, franco-tedesca, accessibile online, è stata ed è una miniera di scoperte, tra classico, contemporaneo e pop.

Televisione e web, comunque, si mescolano sempre più strettamente, con qualche vantaggio per la rete, meno vincolata a orari precisi, fruibile liberamente, a proprio gusto.

In Italia il Ministro Dario Franceschini ha proposto una sorta di Netflix della cultura, scatenando i soliti cantori del live o niente, della cultura con la C maiuscola che non deve diventare intrattenitiva ma va esperita aprendo tutti i pori e i sensi e i cuori e le anime e le emozioni. E l’intelletto? Il premier Conte si è guadagnato altri strali definendo gli artisti meritori di supporto in quanto ci divertono. Non sia mai.

Il fatto è che la parola divertimento viene vista come propria del main stream più convenzional-divistico-intrattenitivo, nazional-popolare, di basso rango.

L’etimologia dice invece la verità; proprio in fase pandemica, dal latino di-vertere, rivolgersi ad altro, allontanarsi, in questo caso dal’unico pervasivo terrificante argomento del giorno h 24. Grazie quindi agli artisti per aver offerto qualche oasi rispetto al mono-tema che afflige ognuno da mesi. Purché poi non si dedichino a creare novità che ci rammentino il virus inesorabilmente.

Nei primi mesi del 2020 ballerini e danzatori di tutte le compagnie all over the world si sono attivati per mettere sui social media lezioni, training, frammenti e sequenze danzati in casa propria, assemblati in post-editing.

Swans For Relief, nato per sostenere gli artisti in difficoltà, ha schierato 32 prime ballerine da 22 compagnie di 14 paesi per danzare a turno frasi della Morte del cigno, a cominciare da Misty Copeland, prima star di ascendenza afro-transatlantica dell’American Ballet Theatre https://www.youtube.com/watch?v=PT14o5Wq7gE&feature=emb_logo

In queste circostanze gli smartphone hanno mostrato la loro utilità e il loro potere, lasciando da parte l’autocompiacimento che non è certo mai mancato agli artisti neppure nelle performance live. Ogni schermo, piccolo o grande, è un potenziale specchio.

Del resto ogni artista, ogni gruppo, ogni compagnia non può disconnetersi da specchi e spettatori. La tecnologia aiuta. Il rischio overdose però è in agguato, ovviamente. Specie se, per documentare il disagio dell’isolamente, i ballerini si appiccicano ai muri, noioso simbolo di orrenda prigionia.

Gli spettatori, anche quelli professionali, hanno saturato occhi, orecchie e attenzione nel mare magnum dell’offerta, ottima (Kirov e Bolshoi), curiosa (Fadetta del Balletto di Perm), kitch (Yaroslavna di Vladimir Varnava dal Marinsky), convenzionale, talvolta senza particolare inventiva, o di qualità tecnica non adeguata, quindi stancante. Difetto perdonabile solo ai materiali del passato.

E adesso?

La grande domanda a questo punto è: per che cosa si sarebbe disposti a pagare in futuro on demand, quando i teatri rifunzioneranno? Verifica difficile, controversa e forse deludente per gli artisti.

Sembra plausibile che, quanto all’Italia, esaurite le recite live delle proprie produzioni, i materiali girati nei nostri teatri possano risultare appetibili da chi non avrebbe comunque potuto presenziare alle recite. Un costo ragionevole sarebbe incoraggiante. Si sfrutterebbe il proprio patrimonio ampliando e fidelizzando il pubblico.

Da vedere, a questo proposito come funzionerà l’accoglienza per il Sacre du Printemps di Pina Bausch rimontato In Africa all’École des Sables di Germaine Acogny,  disponibile for rent a 5,50 sterline o equivalente in altra moneta sul sito del Sadler’s Wells

http://ecoledessables.org ; https://www.sadlerswells.com/whats-on/2020/dancing-at-dusk-a-moment-with-pina-bauschs-the-rite-of-spring/ . Basterà l’appeal globale di Pina ad aprire le carte di credito e a far cassa?

Contenuti e tendenze

Resta da dire, approfondendo, che ci sono contenuti spontanei, contenuti istituzionali, contenuti altamente professionali, ma anche contenuti più adatti al web, o più adatti alla televisione, o a nessuno dei due, soprattutto quelle sperimentazioni e ricerche che hanno senso e comunicabilità solo dal vivo, come molta post-danza contemporanea. Specie quella partecipata, “non frontale”.

Nessuno resta a lungo appeso a uno schermo in quest’ultimo caso. E non è lecito - anzi è arroganza - demonizzare lo spettatore riottoso, accusandolo di pigrizia morle e intellettuale.

Funzionano bene, nel web, le proposte pensate appositamente per coltivare il pubblico, il proprio e quello eventualmente nuovo da conquistare.

Il New York City Ballet ha regalato pezzi pregiati del repertorio di George Balanchine https://www.facebook.com/nycballet/videos/256167708997180/. Ottimo lavoro culturale, ben introdotto e illustrato.
Julio Bocca ha presentato coppie di étoiles delle migliori compagnie latino-americane in Cascanueces https://www.youtube.com/watch?v=ZtQhJcQIC-4&feature=emb_logo

Sul fronte dei progetti ad hoc per la rete, molte buone idee: ABT off stage ha realizzato uno Swan Lake supersintetico in soli 2’ e 30’’, We fly as one, per l’80° dell’American Ballet Theatre con cigni uomini e donne https://www.youtube.com/watch?v=gJGzaHZns5I ;

Sono nate coreografie “di assemblaggio” pensate per il web: il Ballet Nacional de Cuba interpreta Me quedo en casa con la coreografia di Ely Regina Hernández

https://www.facebook.com/ely.r.numa/videos/10222983664119604/UzpfSTQ2NDQ2MjA4MDczMjQ5Nzo4MzQwMzAwMTM3NzU3MDA/ 

Ancora a Cuba, Acosta Danza, da parte sua, risponde con le animazioni #QuédateEnCasa-Nos vemos pronto,  e con i suoi ballerini che danzano chez soi in un pezzo firmato Raúl Reinoso

https://www.facebook.com/acostadanza/videos/605963076661932 .

Due le coreografie a distanza di Aterballetto, su Rai 5 e poi online, 1 meter CLOSER, di Diego Tortelli per la giornata mondiale della danza (29 aprile) e per celebrare i 250 anni di Ludwig van Beethoven The Other Side, coreografia di Saul Daniele Ardillo, con tre musicisti della Filarmonica Arturo Toscanini di Parma.

Le danzatrici dell’ Australian Ballet in Wilis raccontano, un po’ per ciascuna e con un tocco di ironia, una specie di contro-storia femminista di Giselle da ballare in casa

https://www.facebook.com/watch/?v=332952011017215

Het Nationale Ballet olandese si presenta su Hold On di Di-Rect

https://www.youtube.com/watch?v=FuvXG4As80c; i colleghi  del Nederlands Dans Theater rispondono con Quarantinecreation https://www.youtube.com/watch?v=r_pkFfGLHzU

Il Ballet Nacional de España, quello folklorico, diretto da Rubén Olmo, mostra il suo Boléro di Ravel, nelle prove collettive e poi in versione single domestica, in occasione della 38a Giornata internazionale della danza.

https://www.youtube.com/watch?v=0lY6GU2IAyk .

E il Royal Ballet Londinese punta anch’esso su un Boléro di Ravel che ritmicamente si adatta benissimo a spezzarsi in piccole frasi, una per ciascuno, sotto la mano coreo-registica di Christopher Wheeldon

https://www.facebook.com/royaloperahouse/videos/591225558471891

oltre a Royal Ballet keeps moving under lockdown https://www.facebook.com/cnn/videos/582431432390077/?v=582431432390077

regalando su youtube The Cellist, creazione (febbraio 2020) di Cathy Marston ispirata alla vita tragica della violoncellista Jacqueline du Pré https://www.youtube.com/watch?v=qDdo6P8LnFE

Lo Staatsballett Berlin offre le belle punte delle sue ballerine top al lavoro da sole https://www.facebook.com/StaatsballettBerlin/videos/207645960535454/UzpfSTEwMDAwMzUwMjgxNDA4MjoyODAyNDI1MDU2NTUwODk0/

Dance for Hope di Michael Flatley è una summa delle delizie ritmico-acrobatiche della danza irlandese con i suoi “Warlords at home”.

https://www.youtube.com/watch?v=Z4RoVVp8JJw;  

Nel filmato di Cédric Klapisch, i ballerini dell’Opéra di Parigi infondono coraggio e bravura dalle proprie stanze, mentre quelli del teatro Mikhailovsky celebrano Don Chisciotte, Cenerentola e Giselle in cucina tra padelle e coltelli e Ivan Vasiliev si esibisce in un super-manège di grand jetés  in strada

https://www.instagram.com/tv/B-mj2ImKhr5/?utm_source=ig_embed

La terza scena dell’ Opéra de Paris sta portando in luce esperienze creative ad hoc molto seguite in rete. Ed ecco le fiction pensate per la rete, tra cui Degas et moi di Daniel Larrieu e Grand Hôtel Barbès

Di Ramzi Ben Sliman, che mescola i saperi del balletto con quelli della danza di strada, protagonista l’autore che deve guadagnarsi di che pagare l’affitto con le donazioni a cappello per merito delle sue abilità, insieme con  Lorenzo Da  Silva, Bboy Lilou, Bboy Junior, Bboy Lil Kev, e la bravissima Bgirl Minzy

https://www.operadeparis.fr/en/3e-scene 

Che fare quando non si può andare in scena e neanche in sala ballo?

I Ballets de Monte-Carlo hanno dato sfogo alle energie represse con Wake up https://www.youtube.com/watch?v=TVqzPgo36_4;

Danza contemporanea

La danza contemporanea non è stata da meno. Dance Bites, rubrica social, si è dedicata alla storia della danza in pillole video; a cura di ArteMente e di Cro.me-Cronaca e Memoria dello Spettacolo,  ha messo su Facebook e Instagram brani rari di artisti top come Merce Cunningham, Pina Bausch, William Forsythe, Wim Vandekeybus, Maguy Marin https://www.centroartemente.it/dance-bites/ .
Giardino Zed, ancora con Cro.Me e con COORPI, propone un viaggio in streaming nella videodanza in tutte le sue sfaccettature, dalla produzione alla formazione, dalla ricerca alla divulgazione, dalla promozione alla distribuzione, grazie a una serie di voci di esperti che si raccontano mostrando immagini di pregio; tutto confluirà in un archivio online

https://cartellone.emiliaromagnacreativa.it/it/rassegna/giardino-zed-spazio-virtuale-di-riflessione-sulla-videodanza/ .

Interplay Festival, al suo ventesimo anno, ha trasferito la sua programmazione di maggio su Youtube, rielaborando i filmati delle compagnie su misura web, con appuntamenti fissati in un cartellone scadenzato, come era stato programmato dal vivo http://www.mosaicodanza.it/interplay/ .
Su TikTok  Coincidance di Handsome Dancer ha raccolto più di 390 milioni di visualizzazioni per... WOW, I can really dance
Aperol ha poi lanciato l'iniziativa Together We Can Dance per raccogliere fondi a sostegno degli infermieri, coinvolgendo 1000 ballerini in una coreografia ad hoc di Luca Tommassini, ballerino, regista e direttore artistico noto tra l’altro per X Factor https://www.youtube.com/watch?v=d8fb52GeDUU&feature=emb_logo .

In posizione apicale, sono on line Palermo Palermo di Pina Bausch/Tanztheater Wuppertal http://www.pinabausch.org/en/editions/film/palermo-palermo

e l’Hommage à Merce Cunningham del Ballet de l’Opéra de Lyon, da Montpelleir Danse, con Summerspace (1958) e Exchange (1978) visibile su https://www.france.tv/spectacles-et-culture/theatre-et-danse/1081207-l-hommage-a-merce-cunningham-par-le-ballet-de-l-opera-de-lyon.html

Lo spettatore danza

Per chi cerca strumenti e pratiche da visitare il Living Archive McGregor

https://experiments.withgoogle.com/living-archive-wayne-mcgregor Tool for choreography - Movement prediction - Archive phrase - Algorithm combinations in real time - Performance experiment

Per condividere un gioiello Alvin Ailey All Access dona un prezioso workshop da provare at home sul capolavoro Revelations che compie 60 anni

https://www.youtube.com/watch?time_continue=5&v=QefuHRw5948&feature=emb_logo

E si può iscriversi a The Animal Kingdom da un’idea dell’anglo-indiano Akram Khan (Rai 5 ha trasmesso la sua Giselle multiculturale), mandando un video con la propria interpretazione di sette animali a scelta sulla musica di Vincenzo Lamagna #OurAnimalKingdom

Da parte loro, le ragazze stanno prendendo spazio tra i maschi nella danza spontanea e virtuosistica, inventando un proprio stile contagioso, come la teenager Jalaiah Harmon con Renegade; si è già esibita all’NBA All Stars Game USA; il tutorial è  su Tik Tok

#Jalaiah #Renegade #RenegadeDance

E, infine, con un devoto rimando alla leggendaria Isadora Duncan si può dedicarle una propria creazione mimica andando su https://www.facebook.com/groups/ilfoyerdiisadora/